Dal Web al Web 2.0

Cos’è il Web 2.0? Per qualche scettico è solamente un’invenzione degli uffici commerciali per ridare impulso alla web economy dopo lo stallo dei primi anni di questo nuovo millennio, per altri è una grande innovazione che ha attirato sempre più persone comuni al web e che ha cambiato (nel bene e nel male) la nostra vita di tutti i giorni.

Internet è essenzialmente un sistema per comunicare e per informarsi, nella sua prima fase evolutiva queste esigenze sono state soddisfatte rispettivamente con la posta elettronica (e sistemi di comunicazione elettronica simili come forum, newsgroup e chat) e con una struttura unidirezionale nella quale da una parte esistevano fornitori di informazioni e servizi - generalmente elefantiaci portali generalisti - e dall’altra gli utenti. Con l’avvento del Web 2.0 questa struttura si è andata complicando, prima di tutto i portali generalisti si sono ridimensionati come importanza mentre i siti più apprezzati sono diventati quelli dedicati a tematiche ben definite o in grado di svolgere - bene - poche funzioni elementari, ma soprattutto in grado di interagire con gli utenti riuscendo a coinvolgerli nel processo di produzione dei contenuti.

Inizialmente l’impulso al cambiamento è stato dato dai blog che sostanzialmente trasferivano in forma elettronica quanto già esisteva in altri formati come per esempio i diari personali, le pubblicazioni a tiratura limitata, i giornalini scolastici o le mitiche fanzine degli anni 80 nati per soddisfare un’esigenza umana sempre esistita che è quella di comunicare (e in questo caso è sinonimo di condividere) le proprie emozioni, esperienze e idee agli altri. Un altro aspetto interessante è che la funzione informativa del web si è fusa con l’aspetto comunicativo, cioè i nuovi portali tematici sono diventati aggregatori di persone con gli stessi interessi e desiderosi di condividere informazione e quindi attività non più distinguibile da quella strettamente comunicativa, nascono così le cosiddette ‘comunità‘.

Questo processo innovativo è stato sostenuto anche dall’affermarsi di nuove tecnologie (che magari esistevano già, ma di cui solo in quel momento i tecnici iniziavano a comprenderne le potenzialità) che aggirano i limiti tecnici insiti nel protocollo HTTP e nel formato HTML per offrire una modalità di interazione con le applicazioni più simile a quelle a cui eravamo abituati prima dell’avvento di Internet, relegando a situazioni marginali della navigazione la filosofia ipertestuale che fino allora aveva governato il web e intorno alla quale erano stati sviluppati gli standard e i protocolli.
Parole come Flash, Javascript, DHTML e Ajax hanno iniziato ad essere gli strumenti intorno ai quali venivano concepiti e sviluppati nuovi servizi di cui i più conosciuti sono MySpace, MSN, Youtube e Facebook. Discorso diverso è quello di Wikipedia che in questa evoluzione di sistemi non viene contagiata dalle funzionalità comunicative e neppure adotta massicciamente le tecnologie che sono alla base del Web 2.0, ma adempie solamente a compiti di condivisione dell’informazione, in questo caso del sapere enciclopedico a cui si contribuisce collettivamente.

C’è da osservare che tutto ciò però non è merito solo della presa di coscienza da parte degli sviluppatori di queste nuove idee e di queste nuove tecnologie, ma è dovuta soprattutto alla disponibilità di calcolatori sempre più potenti (sia i nostri PC che i server dei fornitori di servizi), di sempre più banda e sempre più memoria di massa e il tutto a prezzi sempre più bassi.

Con l’affermarsi di queste nuove tecnologie e con la loro crescente affidabilità e standardizzazione e quindi in ultima analisi fruibilità sono nati nuovi servizi che apparentemente segnano un passaggio indietro in quanto rivisitano applicazioni precedenti all’avvento di Internet (es. Google Documents) o almeno del Web 1.0 (es. GMail) o che anche solo propongono nuove funzionalità anche se del vecchio tipo ‘unidirezionale’ (es. Google Mappe), ma il web è una struttura complessa in continuo mutamento e queste stesse vecchie/nuove applicazioni sono tornate ad essere sistemi di condivisione dell’informazione (per esempio lo stesso Google Mappe durante la sua evoluzione ha iniziato a permettere la condivisione da parte degli utenti di foto georeferenziate o di mappe e percorsi).

Come evolverà Internet? Degli attuali servizi sopravvivranno quelli che riusciranno a trovare un modello di business adeguato (con un adeguamento meno drastico di quanto avvenuto nel passaggio dal Web 1.0 al 2.0 che ha permesso la sopravvivenza di una minoranza). Probabilmente si andrà sempre più verso una parcellizzazione di questi nuovi servizi (Cloud Computing) che diventeranno mattoncini di cui potremo usufruire per costruire il nostro spazio web personale. La domanda che ci dovremo porre (noi operatori del web) è sempre la stessa: in che modo avere un ritorno economico all’investimento (qui, quiqui 3 contributi interessanti) ? Se non sapremo rispondere andremo ad ingrossare il cimitero già ricco di scheletri di dinosauri del web 1.0.

Carlo Altieri

 

Riferimenti:
“Homo Conexus” di James Fallows
(pubblicato tradotto in italiano sul numero 29 settembre/5 ottobre 2006 de “L’Internazionale”)

Intervista a Roy Fielding, la sua tesi di dottorato e gli Atti del Softech 2009:
Qualcosa su REST (per approfondire)

Un Commento a “Dal Web al Web 2.0”

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